La nostra democrazia è in decadenza. Lo dimostrano le interviste agli uomini politici. Negli ultimi dieci anni la figura del giornalista è diventata sempre più insignificante, soprattutto quella del giornalista politico, soprattutto quella del giornalista politico televisivo. Da una parte i giornali di destra sono ovunque, spesso trovo Il Giornale, Libero, e Il Foglio in Autogrill dove non c'è traccia di Unità, Liberazione o il Manifesto. Ma almeno i giornali schierati sono schierati, e chi li legge sceglie di leggere idee simili alle sue. Il problema è che in Italia manca il giornalismo investigativo, i giornalisti che dovrebbero intervistare i politici, in realtà, li lasciano parlare liberamente. Questo vuol dire che i politici non sono mai messi in difficoltà, possono dire quello che vogliono, al massimo c'è un altro politico, seduto dall'altra parte dello studio, che battibecca. L'altro giorno hanno fatto sentire alla radio un'intervista ad un politico di spicco dell'amministrazione Bush. Non c'è un solo giornalista italiano che avrebbe il coraggio (o la possibilità?) di fare quelle domande, senza nessun tipo di servilismo. Una volta alla Scalfittura (programma sul satellite, Scalfari e Floris che parlano, una cosa meravigliosa), il fondatore di Repubblica rimproverava Floris per le sue domande non abbastanza coraggiose. E quindi? Quindi più libertà ai giornalisti, meno rischio di querele, perché tutti possano sapere che cosa succede.