Caro Emidio,
la mia prima proposta è, visto che militeremo nello stesso partito, di passare al “tu” nella nostra modalità di comunicazione.
Io non mi sottraggo alla vis polemica di nessuno, anche nel caso in cui questa sia rivolta direttamente alla mia persona. Ho maturato, nel corso del mio lungo impegno politico, la serenità nell’affrontare un dibattito libero e franco sulle persone e sulle idee. Per quanto riguarda me, vorrei fare solo alcune precisazioni. E’ vero, sono stata iscritta al PCI, quando, avendo militato nei movimenti per la pace, quel partito ingaggiò la battaglia contro gli euromissili e per il disarmo unilaterale. Poi ho sposato la causa della svolta perché convinta che solo così la sinistra avrebbe avuto un futuro in questo Paese, e coerentemente ora ho sostenuto la scelta del Partito Democratico.
Devo solo correggere l’attribuzione di politica di mestiere, perché in realtà ho via via alternato ruoli di direzione a incarichi di lavoro: un lavoro, il mio, che attiene alla ricerca universitaria che penso presto di reintraprendere.
Infine non mi considero il rinnovamento della politica pistoiese, ma penso di mettere a disposizione la mia esperienza per renderlo effettivamente possibile.
Vedi, una nuova classe dirigente non si costruisce dall’oggi al domani, ma c’è bisogno di tempo e di formazione teorica e pratica; c’è bisogno di ripristinare regole che consentano una selezione chiara e trasparente basata sul merito e non sulla fedeltà, sulla capacità di rappresentare idee raccogliendo consenso e non sulla logica della cooptazione; c’è bisogno di ricostruire un’unità vera sulla politica, e non un’unità consociativista fondata sugli accordi preventivi di potere.
Questa, secondo me, è la discontinuità; più che sulle persone, sulle idee che esprimono e sulla determinazione a portarle avanti.
Le regole di gestione di questa fase transitoria non le ho scelte io.
Avverto il rischio di disperdere l’enorme potenziale del 14 ottobre riducendo a sedi ristrette il luogo delle decisioni.
E infatti la mia proposta di lavoro per il coordinamento provinciale è tutta rivolta ad allargare il confronto, e sviluppare la partecipazione, e considero sterile l’attenzione concentrata sulla pariteticità delle liste dentro lo staff, perché dimostra che non si è capito una cosa: nessuno di noi rappresenta il popolo del 14 ottobre.
Quel popolo va oltre tutti noi, e noi siamo semplicemente al suo servizio in questa fase fondativa.
Dopo di che mi chiedi se c’è spazio nel PD per chi non proviene da precedenti appartenenze politiche.
Certo. Io sono convinta che se faremo un buon lavoro, la campagna di adesioni al Partito vedrà un rinnovamento rilevante della sua base. Lì saremo tutti alla pari, nell’avvio di un percorso di costruzione in cui ciascuno darà il proprio contributo: di idee, di passione, di servizio.
Se siamo d’accordo sul fatto che siamo tutti importanti, ma nessuno indispensabile, penso che ricostruiremo l’idea di un collettivo, di un partito del “Noi”.
La responsabilità che mi sono presa, esponendomi di persona ancora una volta alle prevedibili obiezioni di cui anche tu ti sei fatto interprete, la voglio condividere con chi pensa di fare un servizio all’intera comunità.
A presto
Daniela Belliti
27.11.2007
"Prima di tutto voglio ringraziarvi per avermi dato la possibilità di parlare non essendo un eletto. Mi ha spinto a intervenire il fatto che mentre andavo via, stamattina, ho sentito qualcuno che diceva qualcosa tipo: “quella lista polemizzava oggi anche sul Tirreno”, e dato che la parola POLEMICA è stata improvvidamente messa dai giornalisti sopra un comunicato stampa de iMille di cui faccio parte e che conteneva una mia lettera aperta a Daniela Belliti, ho voluto fare quest'intervento per dire prima di tutto che anche io considero, come ha detto la Belliti, superata l'esperienza delle liste. Prima qualcuno, in un intervento, ha detto la stessa cosa, ma poi ha aggiunto: “penso di parlare a nome di tutta la lista” e questo mi ha fatto sorridere, ma trovo naturale, dato che si è fatto un percorso insieme, il senso di appartenenza. Ma ancora una volta concordo con la Belliti, il senso di appartenenza deve essere adesso il senso di appartenenza al PD. In questo senso capisco che la Belliti non mi abbia voluto rispondere per non alimentare una polemica. Ma proprio alla luce di questo nel mio intervento voglio riportare la discussione su un piano di merito che superi le logiche delle divisioni interne. Perché nel merito la mia lettera aperta poneva una questione molto precisa. Non so quanti di voi non sono consolidati della politica. E non penso che questa sia una condizione per essere degli ottimi fondatori del Partito Democratico. Però, dall'altra parte, se nessuno dei fondatori del partito democratico viene dalla società civile si conferma la mia impressione e cioè che è molto difficile per chi non ha una storia politica partecipare a questo processo costituente. E' stato molto difficile per me trovare spazio nelle liste che si presentavano il 14 ottobre e poi gentilmente una di queste mi ha ospitato. E' stato molto difficile in tutta Italia. In molte parti d'Italia persone meno testarde di me hanno rinunciato. Prima la Belliti ha risposto a domande fatte dalle altre liste in merito al tema della collegialità. Adesso vorrei porle questa domanda, pregandola di vederla per quella che è, come una richiesta di partecipazione, senza nessuna vis polemica: c'è posto per chi non era nella politica fino a ieri per portare il suo contributo? Se sì quale?"
"E' importante, inoltre, che nel processo di costruzione della presenza del PD nella società italiana non vadano perduti i caratteri che hanno connotato la sua nascita: il pluralismo e l'apertura alla società. Per queste ragioni un partito che risultasse diretto nelle realtà provinciali, che saranno chiamati a scegliere i propri vertici il 20 novembre, in modo quasi esclusivo da uomini che di volta in volta abbiano precedentemente diretto le strutture territoriali preesistenti dei DS e Margherita, rinuncerebbe a molte delle potenzialità che si sono manifestate nella società italiana e che aspirano ad essere rappresentate dal PD.
Vi chiedo per questo uno sforzo, pur nel rispetto dell’autonomia delle assemblee che si pronunceranno, per costruire un quadro d’insieme nella vostra Regione, che eviti appunto, nella scelta dei dirigenti locali, la rappresentazione di una mera sommatoria tra le organizzazioni preesistenti."
Una condizione che non ha riscontro in alcuna democrazia e che è semplicemente folle in un Paese come il nostro dove il presidente del Consiglio ha meno poteri di governo del sindaco di un paesino e dove per varare anche la più semplice delle leggine il Parlamento impiega in media un tempo cinque volte maggiore della Francia o della Germania.
...Oggi niente consigli dei ministri straordinari per fare qualcosa contro la piaga degli ex tiratori scelti che impazziscono e sparano sulla folla? Perché, scusate, la vita di Giuseppe di Gianfelice vale meno di quella di Giovanna?
Le leggi non si fanno per emozione, le leggi si fanno perché necessarie.
Nessuna violenza si può giustificare, ma attenti, e soprattutto attento Veltroni: piacere a tanta gente è una gabbia seducente (se mi perdonate la citazione per niente colta).