Chi, come me, ha adesso trent'anni non ha vissuto la contrapposizione politica che prima degli anni settanta ha visto i democristiani e i comunisti fronteggiarsi. L'oggetto del contendere era, a quel tempo, mi dicono le cronache, e la divertente narrazione del Guareschi, come aiutare la gente. A credere a quello che si dice (poi verificare oggi è impossibile, ci si deve fidare) i democristiani avevano una certa visione dell'aiuto che si poteva dare al popolo, i comunisti un'altra. Ma alla fine lo scopo era comune. Poi sono passati gli anni, e qualcosa è cambiato. La forza che nel frattempo la politica aveva acquisito è stata sempre più utilizzata per aiutare gli amici, e non chi ne aveva davvero bisogno. Dagli amici si è passati al migliore offerente, e così arriviamo agli anni di tangentopoli. Lo so, sto saltando sicuramente qualche passaggio, ma mi interessa soltanto, in questa sede, focalizzare qualche aspetto della nostra storia recente. In quegli anni si è sprecata una grande occasione. Gli osservatori internazionali concordano con il dire che la nostra seconda Repubblica non è che, complice un Berlusconi che non poteva permettersi che tutto cambiasse, con la connivenza di tutti gli altri che non potevano permetterselo (anche se forse in minore misura), un prolungamento, una agonia della prima. Quella occasione di svecchiare una classe politica che sistematicamente pensa a sé e ai propri amici è stata clamorosamente mancata.
La seconda occasione l'ha sprecata proprio Berlusconi, ma non c'era da aspettarsi altro, da uno che ha sempre pensato solo ai suoi interessi. Lui aveva quello che nessun altro ha: tre televisioni estremamente popolari e molti soldi. Lui ha potuto costituire un partito attingendo ad una base elettorale delusa. In breve ha fatto quello che gli altri partiti avevano fatto in trent'anni, solo che l'idea di usare questo potere per aiutare altri che non fossero amici (indagati o meno), non l'ha nemmeno sfiorato.
Oggi si presenta una nuova occasione. C'è la possibilità che il Partito Democratico che si sta formando diventi il partito di maggioranza relativa. Se oggi si decidesse di formare un partito nuovo non si potrebbe mai aspirare a raggiungere in breve questo traguardo, a meno di non avere a disposizione il potere mediatico a cui accennavamo.
La situazione di delusione nei confronti della politica ha dato spazio alla deriva qualunquista alimentata dai vari Beppe Grillo, che a questo potere clientelare si sta contrapponendo. Vi si sta contrapponendo però proponendo un modello che dice che della politica non c'è bisogno, che è impossibile cambiare il sistema senza una vera e propria rivoluzione. Il Fronte dell'Uomo Qualunque nel dopoguerra aveva sulla sua testata la scritta: « Questo è il giornale dell'uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. » e teorizzava che "basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione".
Oggi si teorizza l'estrazione a sorte della classe dirigente. Oggi si dice, per rispondere a questa forte crisi della politica che della politica ci si deve sbarazzare.
Rispondere a questo clima crescente di insoddisfazione con argomenti del tutto politici, con l'avvicendamento dei personaggi, con fazioni all'interno dei partiti più o meno aperte al cambiamento, rispondere insomma con gli strumenti che la politica ha sempre utilizzato rischia di non fare altro che alimentare questo clima di sfiducia.
La risposta che è giunto il momento di dare è la risposta delle idee. Il movimento di cui faccio parte è nato non intorno alla politica, ma intorno ad una discussione su quali fossero i temi che avremmo voluto vedere rappresentati all'interno del partito democratico. Questa è stata fin dall'inizio la nostra principale preoccupazione, il nostro principale tema di discussione. Abbiamo raccolto le nostre idee sul web e le abbiamo poi messe a disposizione del PD, ma anche a disposizione di tutti quelli che vogliono integrarle. Sul nostro sito www.imille.org trovate una sezione che abbiamo chiamato WikiProgramma. Chiunque può registrarsi e modificare il nostro programma di idee, con il metodo wiki, quello, per intendersi della famosa enciclopedia del web. In pochi giorni il Wiki raccoglieva idee di cui si era già parlato, su temi come Uguaglianza e Merito, Democrazia e Diritti, Organizzazione del PD, Energia e Ambiente, e via discorrendo. Vorrei scendere nei dettagli di queste idee, a volte davvero innovative, ma il tempo non me lo consente. Tutti però potete accedere al programma, come dicevo, e anche correggerlo, qualora ci fossero dei punti che ritenete di dovere migliorare.
Il movimento dei Mille è un movimento che nasce da esperienze di giovani, spesso emigrati per potere fare il mestiere di ricercatori, per potere trovare quello spazio che in Italia sembra essere sempre più difficile trovare. Non è però un movimento che solo a questi interessi vuole guardare. Chi si affaccia oggi alla politica non si può fare portavoce di una sola classe sociale, sarebbe un errore madornale. Molti anni fa il ruolo del governo era quello di mettere d'accordo le varie parti sociali, darla vinta una volta ad una e una volta all'altra. Oggi le cose sono cambiate e un Governo deve riuscire a tenere conto nelle sue decisioni, dei problemi del Paese con le sue diverse anime, deve risolvere il problema delle pensioni senza ignorare quello del precariato, il problema dei bassi salari e quello della competitività delle imprese, senza che fra le soluzioni passi del tempo. Per questo non vogliamo porci come una parte “da accontentare”, ma vogliamo fare delle proposte che siano utili al paese nella sua totalità. Il patrimonio che vogliamo portare all'interno del PD è un patrimonio che di qui nasce, questo è il capitale umano di cui disponiamo. Abbiamo aderito a questa lista perché questa lista si è fatta portavoce di un rinnovamento che passa per le idee.
Adesso siamo qui, con delle idee precise, senza nessun interesse che quello di costruire una politica che finalmente parli alle persone con la stessa lingua delle persone, che faccia gli interessi della gente, anche di quella gente che “non conosce nessuno”, che non ha amicizie o parentele che la aiutino ad avere successo, senza nessun interesse che quello che animava Peppone.