Cari compagni di viaggio,
se stasera ci siamo riuniti per cercare di analizzare le ragioni di un voto che ci è stato così sfavorevole, per mia modesta opinione, stiamo tentando di compiere un'operazione gravosa e prematura.
La rivoluzione che si è generata nel panorama politico italiano grazie a scelte illuminate del segretario Veltroni, infatti, impongono riflessioni tanto complesse da potere essere fatte solo alla luce dei fatti che succederanno nei prossimi anni. Quelli di voi, e sono molti, più esperti di me avrenno sicuramene un'idea di quello che è successo e sicuramente si avvicineranno alla realtà, ma dico questo per mettervi in guardia da analisi forzate che facciano comodo.
Io, per esempio, che ho fatto del ricambio generazionale, della partecipazione e della questione morale i miei temi principali, mi sono fatto un'analisi del voto che una volta “messe le mani avanti” voglio condividere con voi. Questa analisi passa per questi tre punti e questo mi fa sospettare che sia in qualche modo inficiata dal mio modo di vedere, ma lascio a voi giudicare.
Perché la mia breve analisi non sia tediosa la voglio volgere prevalentemente al futuro, e quindi prevalentemente alle dinamiche del voto locale, sia di quello toscano che di quello romano. Da questi due esempi possiamo trarre spunto per prendere delle decisioni nelle scelte che ci competeranno in vista delle prossime elezioni provinciali e locali.
Roma è governata da un sindaco di Destra. Ho avuto molte volte e in tempi non sospetti, quando neppure si osava temere di perdere Roma, modo di dire che non fosse etico, non fosse innovativo scegliere Rutelli per una carica che aveva ricoperto anni or sono, avendo come unica spinta la ripartizione di cariche importanti fra DS e Margherita. Avevo detto e credo ancora che non fosse sufficientemente consono allo spirito del nostro nascente partito scegliere un così importante candidato senza una ampia consultazione popolare. Non c'è stato tempo per fare le primarie? Le primarie si sono fatte alle urne. I cittadini hanno detto che una figura più giovane come Zingaretti era gradita, una figura ritrita come quella di Rutelli no. Se si fossero fatte le primarie e Zingaretti le avesse vinte oggi sarebbe lui il sindaco di Roma? I se non fanno la storia. La storia dice che il sindaco di Roma è il post-fascista Gianni Alemanno, lo stesso sulla testa del quale pendono condanne di squadrismo giovanile.
Le primarie nelle urne sono state fatte anche a Massa. Il PD non ha voluto candidare l'attuale sindaco, lo ha candidato la Sinistra e lui è stato eletto.
Il nostro partito sta attraversando un momento di grande difficoltà, ai suoi vertici. L'ex ministro Bersani incalza Veltroni. State bene attenti: qui non si stanno mettendo minimamente in discussione la qualità dell'uomo e del politico Bersani. Si sta mettendo in discussione l'etica di un metodo, che è quello di non candidare Bersani alle primarie per dare forza a Veltroni. Per dare forza a Veltroni? Sono profondamente convinto che se Bersani e Veltroni si fossero democraticamente confrontati alle primarie e Veltroni avesse vinto con il 51% dei voti, adesso avrebbe più forza per portare avanti la sua politica di rinnovamento di quanta non ne ha avendo vinto con l'80% dei voti, ma senza avversari. I se, l'abbiamo detto, non fanno la storia. La storia ci consegna un partito strattonato lontato dalla direzione di rinnovamento sul quale Veltroni l'aveva instradato.
Si parla di alleanze con la sinistra radicale, si parla di alleanze al centro, di definisce addiritura, e sono parole di D'Alema, la Lega “costola della sinistra”. Penso che D'Alema abbia fatto moltissimo per questo partito e per questo Paese, e mi incanto ogni volta che lo sento parlare, è un fine pensatore e un ottimo oratore. Ma non possiamo e non dobbiamo cadere nella trappola dell'opportunità e fare le scelte migliori.
Stamattina ho letto sul Corriere della Sera un articolo che mi ha dato sentimenti contrastanti. Un articolo che parlava di novità, di una struttura aperta a tutti, di rinnovamento. Si parla di “un i think thank progressisti e riformisti dell’Europa”. Solo che ne parla D'Alema. Ancora una volta, non ho nulla contro D'Alema. Ma sta dicendo le stesse cose di 15 anni fa. Sta solo contrapponendosi di nuovo a Veltroni come ha fatto in passato.
Molti di voi sanno che io provengo da un movimento che si chiama iMille e che è nato intorno alla candidatura di Ivan Scalfarotto alle primarie del 2006 per la guida del Paese. Ivan non aveva visibilità allora, e prese qualche migliaio di voti (non il mio, per esempio, che al tempo non lo conoscevo). E' una persona di grande caratura morale, è preparato, dirige un settore di una importante banca di affari a Mosca. Un candidato ideale ma con scarsa visibilità. Un candidato ideale ma con scarsa visibilità. Ce ne sono tanti, per tante cariche.
Adesso abbiamo perso le elezioni, fra 5 anni ci saranno nuove elezioni. Chi sarà il candidato del PD? Sarà automatico? Sarà un candidato scelto con primarie in cui solo un personaggio ha visibilità sufficiente e ha avuto possibilità di farsi conoscere? Oppure comincieremo a trovare nuove leve per guidare questo Paese? Quanto tempo deve passare prima che in Italia un Barak Obama sia un candidato credibile? Rinnovamento e partecipazione sono le domande. Siamo prondi a dare delle risposte? Intendiamo alemeno prepararci per darle alla prima occasione utile?
Primarie, alleanze, rinnovamento. Sono questi i tre temi sui quali dobbiamo da subito cominciare a lavorare. Noi che siamo qui lavoriamo sul territorio e su questi primi due temi, abbiamo a mio avviso l'onere e l'onore di tenere il partito in contatto con le persone. Qualcuno ha proposto di preparare un questionario a livello di circolo territoriale per chiamare le persone del quartiere a parlare di PD. Io dico: chiamiamole a decidere di questi temi. Chiediamo alle persone del nostro quartiere se pensano che ci dobbiamo presentare alle provinciali alleati con la sinistra, chiediamogli chi vogliono che ci rappresenti attraverso le primarie. E a questo proposito un amico mi ha chiesto di parlarvi del sito primariesempre.org che sono sicuro che molti di voi apprezzeranno.
Mi voglio soffermare un minuto sul rinnovamento e poi concludo.
Vi leggo l'amaca di Michele Serra su Repubblica di qualche giorno fa:
“L´idea che l´opposizione possa ripartire da un remake della vecchia baruffa D´Alema-Veltroni non è neanche triste. È pazzesca, nel senso letterale del termine. Quel genere di pazzia accecante che ha via via condotto il personale politico a costruirsi un´agenda troppo spesso fatta a misura delle beghe interne, delle vanità personali, di un cursus honorum davvero castale, e davvero avulso da quella realtà sociale che dovrebbe essere la sola materia prima della politica in generale, e della sinistra soprattutto.
Che all´interno del Pd (nato, si disse, per voltare pagina) si raggrumino oppure no nuove correnti, nuovi equilibri di potere, è cosa che, al di fuori dei professionisti coinvolti (poche decine di persone) ha, nel Paese, rilevanza pari a zero. L´elettorato di sinistra non solo se ne infischia, ma percepisce ogni goccia di sudore spesa dai vari leader per i regolamenti di conti interni, come una goccia rubata alla politica e rubata agli elettori. Nel mondo il pane costa troppo per un terzo degli esseri umani. Il divario tra ricchi e poveri aumenta. La speculazione finanziaria corrode i salari, affama e uccide. Il lavoro di chi fa politica è parlare di queste cose. Se non ora, quando?”
E concludo:
Il cambiamento è cominciato. Paradossalmente è cominciato dalla destra che in un Governo di cui si può dire di tutto di più, ma non è questa la sede per criticarlo, ha inserito diverse ragazze giovani, fra cui Giorgia Meloni, una trentenne in un ministero. E' cominciato nel governo Berlusconi ma non se ne trova praticamente traccia in un governo ombra degno del peggior Cencelli. E questo è veraemente triste per chi fa politica per passione e senza la calcolatrice.
Nonostante questo il vento di cambiamento spira, trova resistenze, com'è normale, ma spira. Il cambiamento ci sarà. Noi possiamo solo decidere se stare a guardare e rischiare di essere travolti oppure se partecipare e guidare questo cambiamento.